mercoledì 8 dicembre 2021

Solidarietà col collega Mora

Dice bene il prof Martino Mora : -  Pazienza e intelligenza - Il rispetto è dovuto sia alla  persona che al pubblico ufficiale. Direi che è dovuto anche all'educatore, come all'insegnante di Filosofia. La filosofia è una disciplina con una sua specificità educativa, così come il lavoro di Insegnante è un lavoro con caratteristiche che vanno ben oltre le caratteristiche proprie ad un'altra professione più tecnica o manageriale. Un educatore deve dire che il bene è bene e che il male è male. Chi lo contraddice deve dimostrare le sue tesi al riguardo. Così come la filosofia si presta a chiarire proprio le questioni attinenti il bene e il male. Così come non bisogna dimenticare il rispetto per la personalità di chi lavora. Né va dimenticato che esistono una deontologia professionale e un codice scritto, e uno non scritto, dell'ufficiale di Stato. Fa bene il prof Mora a discutere liberamente e socraticamente con i suoi allievi, e a dimostrare razionalmente e coerentemente le sue convinzioni di persona umana, di pubblico ufficiale, di insegnante di filosofia, di educatore e, infine, di cristiano, cristiano obbediente a quella  Chiesa bimillenaria educatrice dei popoli e dei cuori. Ho conosciuto di persona il professor Martino Mora, ho avuto il piacere e l'onore di essere suo collega di corso nel Liceo in cui insegno da 36 anni. Ho avuto pure la fortuna d'aver avuto il prof Mora come insegnante di filosofia di mio figlio alla Scuola Militare Teulié di Milano, una delle più prestigiose Scuole Militari d'Italia. Conoscendo bene le idee del prof Mora testimonio che mai lui ha fatto pesare sui ragazzi le sue idee personali e che ha svolto un programma equilibrato, condivisibile da un punto di vista costituzionalmente e moralmente rilevante, visibile alla luce del sole, senza estremismi e senza falsi pudori. Quando dissente col conformismo culturale dominante lo dice chiaro e tondo senza offendere mai i presenti. Più volte mio figlio mi ha parlato di questo suo stile antico, tradizionale e franco nel far lezione. E' una persona che parla chiaro e non porta rancore a nessuno. E' una cosa che ho verificato di persona più volte, anche dopo accese discussioni. Sia come collega che come insegnante di mio figlio ho sempre apprezzato il suo stile sincero, aperto, chiaro, equilibrato, educativo. Certo: non è un uomo per tutte le stagioni! Non segue le mode ideologiche o il conformismo di massa che molti intellettuali seguono. E io apprezzo questo suo coraggio. Anzi chiamerei umiltà questo suo stile semplice e, per certi versi, ingenuo. Chi vuole colpirlo su questo lato del carattere lo può fare con facilità. E' fin troppo facile aizzare il coro contro chi pensa con la sua testa. Lui dice ciò che pensa andando controcorrente e così scopre il pensiero critico che l'omologazione dominante non accetta. Certo: l'ideologi dominate oggi in Italia trova troppo scomodo un insegnate che chiama bianco il bianco e nero il nero. Ma sempre capace di ascolto e di confronto rispettoso. Rispettoso con quelli che non la pensavano come lui ma intransigente con i primi principi della morale e dello spirito umano. Nelle discussioni può così accadere qualche momento di durezza che fa parte del gioco dialettico. A volte, in un diverbio di opinioni filosofiche o teologiche o politiche tra me e lui, ho scorto la forza della sua intelligenza e la profondità della su cultura, ma mai intolleranza o mancanza di rispetto. Non vedo quindi perché una persona non debba essere rispettata nelle sue convinzioni quando queste convinzioni appartengono a una lunghissima tradizione storica e culturale. Chi dissente - in un'atmosfera di libertà nella comune ricerca della verità filosofica (mentre la verità teologica è un dono prima di tutto della grazia e non della ragione)  - può farlo senza mancare di rispetto alla legittima autorità e all'intimo momento spirituale di un essere umano e di un educatore. Ognuno capisce al volo cosa significhi rispettare una autorità che, secondo il suo stile, ci vuole bene. Tanto più in un'epoca in cui gli educatori fuggono dal loro compito primario - che non esclude momenti di severità e di opposizione legittima - e non sanno più dire un NO  a chi deve essere educato. Chi educa e chi è educato si trovano in questo momento di lotta intelligente e amichevoli a volte in in contrasto umano o dialogico e dialettico. E' giusto così. Direi che, con un atteggiamento di magnanimità reciproca, dopo un appassionato e aspro scontro di vedute tra generazioni e idee, il prof Mora e i suoi allievi possano andare avanti nel cammino educativo e culturale. Esorto quindi i ragazzi a riconciliarsi col loro professore senza dover per forza sottoscrivere il suo punto di vista. E invito il collega Martino a pazientare  benevolmente con i suoi ragazzi, sicuramente idealisti,  e a continuare il suo lavoro alla ricerca della verità razionale. - Educare è il lavoro più bello del mondo e tutti siamo stati figli e giovani. prof Rosario Del Vecchio

Nessun commento:

Posta un commento