MANIFESTO D'ONORE AL PADRE AFFINCHE' TUTTI I CUORI E TUTTI I POPOLI RITORNINO FILIALMENTE ALLA CASA DEL PADRE SIA IN TERRA CHE IN CIELO - manifesto di Rosario Del Vecchio
domenica 26 febbraio 2012
L'Italia tra Potenze stranierie e Burocrazie Finanziarie
Berlusconi è un problema italiano, di cui - pare - poteri forti e Opposizione ex comunista non hanno più bisogno. Il voto popolare è stato schiacciato da una grande e invasiva manovra politica che rasenta la "forzatura" istituzionale e il colpo di mano politico. Il Governo Monti non è più un governo nazionale e neppure pienamente democratico, comunque è una evidente invazione finanziaria e burocratica straniera. Un Popolo minimamente sano non dovrebbe accettare questa situazione. E quindi il problema Berlusconi non sussiste più : dopo 18 anni di polemiche e sgambetti. Anche Berlusconi appoggia questo Governo etero-diretto. L'Italia sta perdendo sovranità e Libertà. Dov'è il Popolo italiano ? Il Governo Monti è qualcosa di molto più pericoloso di qualsiasi Governo Nazionale e di qualsiasi problema Berlusconi. Chi ama l'Italia, nei due schieramenti - dovrebbe capire che siamo in una situazione da 8 Settembre, anche se al posto dei bombardamenti americanio e dei carri armati Anglo-Francesi e Tedeschi, abbiamo la Grande Finanza Americana e la Grande Burocrazia Franco-Tedesca.
sabato 25 febbraio 2012
L'italia sta perdendo la sua sovranità politica
In Italia - per opera di forze finanziarie, governative, culturali internazionali - siamo di fronte ad un'invasione ideologica, economica, addirittura istituzionale e sicuramente politica e mediatica. Peggio di così c'è solo un colpo di stato militare. Non ci siamo arrivati perché la sottomissione dell'Italia la stanno ottenendo - americani di destra e di sinistra, Massoni, tedeschi, francesi, cinesi, grandi banche e governi nazionali - solo con la propaganda televisiva e la estrema debolezza e complicità della classe dirigente italiana ... e non solo quella di sinistra.
venerdì 24 febbraio 2012
Cattivo fidanzamento è causa di cattivo Matrimonio
DIVORZIO BREVE ?
Titolerei la cosa così: idolatria sentimentale, fragilità delle istituzioni, incapacità di dare la Parola e mantenere i Patti. In questa situazione - il Matrimonio è fasullo fin dal fidanzamento- e quindi non può reggere alle crisi.
Il problema è alla base.
Cattivo fidanzamento, cattivo matrimonio, necessità assoluta di farla finita, utilità dei tempi brevi.
La logica è unica.
Niente vero amore, tutto effimero, nulla di grande, mercato dei sentimenti, mercato delle leggi, vita umana senza Fondamenti...la debolezza e l'egoismo sono protetti e giustificati, e chi ama veramente rimane vittima di tutto il Processo di dissoluzione.
Titolerei la cosa così: idolatria sentimentale, fragilità delle istituzioni, incapacità di dare la Parola e mantenere i Patti. In questa situazione - il Matrimonio è fasullo fin dal fidanzamento- e quindi non può reggere alle crisi.
Il problema è alla base.
Cattivo fidanzamento, cattivo matrimonio, necessità assoluta di farla finita, utilità dei tempi brevi.
La logica è unica.
Niente vero amore, tutto effimero, nulla di grande, mercato dei sentimenti, mercato delle leggi, vita umana senza Fondamenti...la debolezza e l'egoismo sono protetti e giustificati, e chi ama veramente rimane vittima di tutto il Processo di dissoluzione.
giovedì 23 febbraio 2012
Divorzio breve, suicidio breve.
Il Parlamento sta accorciando i tempi per suicidare il Matrimonio !
Questa notizia è molto più importante di quanto normalmente si creda!
L'attuale DEVASTAZIONE ANTROPOLOGICA è nata proprio con la distruzione del Matrimonio Indissolubile, seguito da Aborto "permesso", e da mille altri passi contro la famiglia, contro la vita, e - soprattutto - contro ogni Patto e Parola data, contro ogni Autorità e contro ogni Sacralità.
Purtroppo quasi nessuno ammette questa semplice e primaria verità, anche tra veri cattolici o tra veri conservatori o tra persone giuste, è rarissimo trovare qualcuno che capisca questo. Eppure l'unica speranza d'Italia è questa: che nasca una nuova Generazione che distrugga la mitologia Radicale e la Rivoluzione del Sessantotto, senza scartare quel qualcosa di buono che anche in essa c'è stato, ma unito ad un processo di annichilimento dell'umano.
Questa notizia è molto più importante di quanto normalmente si creda!
L'attuale DEVASTAZIONE ANTROPOLOGICA è nata proprio con la distruzione del Matrimonio Indissolubile, seguito da Aborto "permesso", e da mille altri passi contro la famiglia, contro la vita, e - soprattutto - contro ogni Patto e Parola data, contro ogni Autorità e contro ogni Sacralità.
Purtroppo quasi nessuno ammette questa semplice e primaria verità, anche tra veri cattolici o tra veri conservatori o tra persone giuste, è rarissimo trovare qualcuno che capisca questo. Eppure l'unica speranza d'Italia è questa: che nasca una nuova Generazione che distrugga la mitologia Radicale e la Rivoluzione del Sessantotto, senza scartare quel qualcosa di buono che anche in essa c'è stato, ma unito ad un processo di annichilimento dell'umano.
mercoledì 22 febbraio 2012
Italia: o depressi individualisti-laicisti - o innamorati della terra-Cielo
Il punto debole degli Italiani "individualisti" ?
Oramai stanno portando il Paese al suicidio demografico e non c'è rimedio con una cultura materialistica, rivoluzionaria, laicista.
Il punto debole dei Cattolici anti-Romani ?
L'abbandono fisico delle Lirurgie, dei Sacramenti, della Vocazioni consacrate, dei Matrimoni, dei figli. E non c'è rimedio con una cultura antropocentrica, moralistica, laicista, psicologistica, intellettualistica, secolarizzata, modernistica.
Italiani laicisti e cattolici spiritualisti si sono segati il ramo su cui vivevano e hanno i giorni contati. O la morte della civiltà e il deserto della chiesa, o il Ritorno alla tradizione cattolica e al Destino del popolo italiano.
Oramai stanno portando il Paese al suicidio demografico e non c'è rimedio con una cultura materialistica, rivoluzionaria, laicista.
Il punto debole dei Cattolici anti-Romani ?
L'abbandono fisico delle Lirurgie, dei Sacramenti, della Vocazioni consacrate, dei Matrimoni, dei figli. E non c'è rimedio con una cultura antropocentrica, moralistica, laicista, psicologistica, intellettualistica, secolarizzata, modernistica.
Italiani laicisti e cattolici spiritualisti si sono segati il ramo su cui vivevano e hanno i giorni contati. O la morte della civiltà e il deserto della chiesa, o il Ritorno alla tradizione cattolica e al Destino del popolo italiano.
Italia: opulento "Magazzino Geriatrico"
L'ITALIA rischia di perdere quasi tutto: l'anima l'ha già quasi persa, la sovranità l'ha persa da decenni per non dire dale 1860 in poi, la libertà è a rischio o comunque sotto ricatto straniero e sotto minaccia finanziaria, e la ricchezza e il patrimonio sono quasi sotto Ipoteca straniera e finanziaria ... sarebbe ora di svegliarsi e di lottare con tutte le forze per difendere spirito e corpo...
Chi ama l'Italia, chi ama la vita, chi ama Dio, chi ama la terra dei padri, chi ama questa nostra esistenza anche in questo 2012, non può non reagire a questa decadenza politica e culturale ed economica dell'Italia.
E' ora di agire e di pensare secondo verità.
martedì 21 febbraio 2012
Nuova Idealità, antiche speranze
In ogni Epoca storica c'è sempre un punto centrale e fondamentale su cui regge tutto il discorso.
Nella nostra epoca il punto è questo:
di fronte alla DEVASTAZIONE ANTROPOLOGICA,
cioè considerando la crisi autodistruttiva della nostra civiltà arrivata oramai al suicidio demografico, strategico, culturale, religioso, e a povere prospettive economiche e sociali - a fronte di tal pericolo, l'unica cosa da fare - in ambito umano, perché c'è sempre l'aspetto di fede che supera la sapienza umana - è una grande Opera di RINASCITA storica, che parta - innanzitutto - dal fatto biologico. L'Italia è destinata al crollo demografico. E questo crollo è il frutto di decenni di cattiva Ideologia.
Ci vuole ora un pensiero verace e giusto, forte e speranzoso.
Su questa nuova e antica Idealità (che a differenza dalla Ideologia è passione e desiderio di realtà e non di mondi artificiali e utopie disumane) è possibile Restaurare e Ricostruire una nuova Italia e una Nuova Europa.
In caso contrario, non resta che rassegnarsi alla decadenza storica o alla fuga negli Stati Uniti.
Ci sono momenti storici speciali: in cui si sta di qua o di là, senza che qualcuno sia più buono o meno buono, ma solo per oggettiva scelta di giustizia. Sopra tutti i problemi italiani c'è la Sopravvivenza fisica o la morte. Un Paese con 20 milioni di vecchi - come sarà l'Italia tra pochi anni - è un Paese che muore. La questione è farlo capire a chi ragiona ancora in termini di destra o sinistra, berlusconiani o giustizialisti, rigoristi o statalisti.
Io resto qui a combattere.
Nella nostra epoca il punto è questo:
di fronte alla DEVASTAZIONE ANTROPOLOGICA,
cioè considerando la crisi autodistruttiva della nostra civiltà arrivata oramai al suicidio demografico, strategico, culturale, religioso, e a povere prospettive economiche e sociali - a fronte di tal pericolo, l'unica cosa da fare - in ambito umano, perché c'è sempre l'aspetto di fede che supera la sapienza umana - è una grande Opera di RINASCITA storica, che parta - innanzitutto - dal fatto biologico. L'Italia è destinata al crollo demografico. E questo crollo è il frutto di decenni di cattiva Ideologia.
Ci vuole ora un pensiero verace e giusto, forte e speranzoso.
Su questa nuova e antica Idealità (che a differenza dalla Ideologia è passione e desiderio di realtà e non di mondi artificiali e utopie disumane) è possibile Restaurare e Ricostruire una nuova Italia e una Nuova Europa.
In caso contrario, non resta che rassegnarsi alla decadenza storica o alla fuga negli Stati Uniti.
Ci sono momenti storici speciali: in cui si sta di qua o di là, senza che qualcuno sia più buono o meno buono, ma solo per oggettiva scelta di giustizia. Sopra tutti i problemi italiani c'è la Sopravvivenza fisica o la morte. Un Paese con 20 milioni di vecchi - come sarà l'Italia tra pochi anni - è un Paese che muore. La questione è farlo capire a chi ragiona ancora in termini di destra o sinistra, berlusconiani o giustizialisti, rigoristi o statalisti.
Io resto qui a combattere.
lunedì 20 febbraio 2012
andare oltre tutti i Partiti esistenti
Conosco troppa gente del PDL e della Lega favorevoli alla 194: l'altro giorno una simpatica Signora - per altri versi molto in gamba, della Lega, con responsabilità importanti nella vita e nella politica - ha avuto il coraggio di definire i bambini in pancia "spermatozoi".
Purtroppo - seppure nel centro-destra ci sono molte persone che difendono la vita nascente - ce ne sono molte altre che la pensano come Pannella, come Vendola, come la Bindi, come Bersani... bisogna andare "oltre" tutti i Partiti che non difendono l' ORDINE NATURALE della Società.
Bisogna avere il coraggio di una lotta politica profetica e sacrificata !
Purtroppo - seppure nel centro-destra ci sono molte persone che difendono la vita nascente - ce ne sono molte altre che la pensano come Pannella, come Vendola, come la Bindi, come Bersani... bisogna andare "oltre" tutti i Partiti che non difendono l' ORDINE NATURALE della Società.
Bisogna avere il coraggio di una lotta politica profetica e sacrificata !
l'Italia ha fame di cose antiche e di cose veramente nuove
purtroppo in Italia non c'è un vero movimento conservatore di popolo, anzi neppure una classe dirigente, o meglio: neanche un gruppo intellettuale, forse, chissà, forse c'è qualche povera "voce che grida nel deserto" ... ma è giunta l'ora - ed è questa - in cui in Italia sta per nascere un nuovo Movimento della Rinascita, che si stacca da tutti i partiti attuali - per riprendere l'autentica tradizione italiana con un nuovo spirito profetico e una nuova voglia di vivere e costruire il futuro italiano.
Famiglia e dignità nazionale
Oggi l'Italia subisce un 'attacco mortale a due realtà fondamentali, che sono due facce della stessa medaglia: la famiglia e la sovranità.
Infatti - la distruzione della Famiglia e la sottomissione del Paese a interessi finanziari e strategici stranieri - sono le due azioni politiche che stanno affossando il futuro materiale, sociale, politico, antropologico, della nostra Patria e della nostra società civile.
Infatti - la distruzione della Famiglia e la sottomissione del Paese a interessi finanziari e strategici stranieri - sono le due azioni politiche che stanno affossando il futuro materiale, sociale, politico, antropologico, della nostra Patria e della nostra società civile.
domenica 19 febbraio 2012
Destino d'Italia
Storia e Destino.
Il momento storico è drammatico: il Destino storico d'Italia si gioca su questa alternativa, che vale il Futuro o la Morte sociale: o l'Italia punta sulla Famiglia e su una nuova generazione prolifica e generosa,- oppure tutto continua come ora : e l'Italia diventerà un Paese di vecchi, senza entusiasmo, senza forza, senza energia, senza creatività, senza risorse per sanità, pensioni e assistenza, senza lavoratori, senza esercito, senza qualità scolastica, dipendente in tutto e per tutto dai grandi capitali stranieri e dalle grandi Capitali straniere, che ci useranno fino a quando faremo comodo ai loro mercati e che ci abbandoneranno all'inedia e alla decadenza quando capiranno che l'Italia non ha futuro tra le Nazioni del prossimo secolo.
Questo è il MELOGRANO. Capire il senso della Realtà, il semplicissimo esito della storia e dell'egoismo di 50 anni di storia italiana.
Ora a noi la scelta: o la vita o la morte !
O il Melograno o un bel fico secco !
Il momento storico è drammatico: il Destino storico d'Italia si gioca su questa alternativa, che vale il Futuro o la Morte sociale: o l'Italia punta sulla Famiglia e su una nuova generazione prolifica e generosa,- oppure tutto continua come ora : e l'Italia diventerà un Paese di vecchi, senza entusiasmo, senza forza, senza energia, senza creatività, senza risorse per sanità, pensioni e assistenza, senza lavoratori, senza esercito, senza qualità scolastica, dipendente in tutto e per tutto dai grandi capitali stranieri e dalle grandi Capitali straniere, che ci useranno fino a quando faremo comodo ai loro mercati e che ci abbandoneranno all'inedia e alla decadenza quando capiranno che l'Italia non ha futuro tra le Nazioni del prossimo secolo.
Questo è il MELOGRANO. Capire il senso della Realtà, il semplicissimo esito della storia e dell'egoismo di 50 anni di storia italiana.
Ora a noi la scelta: o la vita o la morte !
O il Melograno o un bel fico secco !
Secondo Natura e senza Separazione
«La metafisica della separazione è la metafisica stessa del peccato»
«Un tempo il cristianesimo dovette lottare contro la natura: quella natura era tanto dura, tanto ermeticamente chiusa che la grazia durava fatica a intaccarla. Oggi dobbiamo lottare per la natura, al fine di salvare il minimo di salute terrena necessaria all’innesto del soprannaturale».
«Che m’importa dunque il passato in quanto passato? Non vi accorgete che quando piango sulla rottura di una tradizione, è soprattutto all’avvenire che penso. Quando vedo marcire una radice, ho pietà dei fiori che seccheranno domani per mancanza di linfa»
Gustave Thibon
sabato 18 febbraio 2012
Lex e morale
Quel che GIURIDICO cambia la morale - quel che è MORALE cambia le Leggi
la Religione cambia la Morale - la morale cambia la religione -
c'è una interconnessione, una reciprocità, e, allo stesso tempo, una distinzione, un distanziamento, una proporzione.
Laicismo e clericalismo non capiscono questo.
Né il positivismo giuridico, né l'integralismo, uniscono.
Neppure la mentalità teocratica come nessun totalitarismo è in grado di distinguere.
Ci vuole una Cultura d'insieme che "Unisca e Distingua".
la Religione cambia la Morale - la morale cambia la religione -
c'è una interconnessione, una reciprocità, e, allo stesso tempo, una distinzione, un distanziamento, una proporzione.
Laicismo e clericalismo non capiscono questo.
Né il positivismo giuridico, né l'integralismo, uniscono.
Neppure la mentalità teocratica come nessun totalitarismo è in grado di distinguere.
Ci vuole una Cultura d'insieme che "Unisca e Distingua".
venerdì 17 febbraio 2012
Craxi ventanni dopo Mani Pulite
Una parola su un leader storico e politico italiano - Bettino Craxi -, forse il più importante dopo De Gasperi: dirigente di un partito medio-piccolo, è riuscito a rendere indipendente il suo partito dal PCI, è riuscito a raggiungere il massimo di sovranità nazionale italiana dell'ultimo secolo, ovviamente senza recidere il legame di debito con gli USA, è riuscito ad intavolare una proposta di Riforma Costituzionale mai più ripresa da altri. Certo un uomo di potere con pregi e difetti - per me anche un duro avversario politico a capo di un partito fin troppo laico ma mai anticristiano. In quel famoso discorso del luglio 1992 disse la verità politica in Parlamento a tutti gli Italiani. Invece, il Popolo, andò dietro i Di Pietro, gli Scalfari, i Comunisti in fuga da Mosca, i Leghisti della prima ora, i fascisti camaleontici. Tra la morte di Moro e l'Ostracismo di Craxi sta tutto il dramma della Prima Repubblica, che non è passata... ma è nel fango da 20 anni. La corruzione è aumentata, il problema non è risolto, ma in cambio l'Italia ha perso sovranità, libertà, ricchezza, moralità.
giovedì 16 febbraio 2012
il Popolo della SPINA
il Popolo della SPINA
Spirito
Paternità
Indissolubilità
Nascita
Autorità
Questo Popolo - pieno di vita passione speranza - farà Rinascere l'Italia !
Spirito
Paternità
Indissolubilità
Nascita
Autorità
Questo Popolo - pieno di vita passione speranza - farà Rinascere l'Italia !
domenica 12 febbraio 2012
il Primo Nemico
Il Fondamentale - il principale - Nemico della RINASCITA ITALIANA è l'Ideologia Radicale !
giovedì 9 febbraio 2012
Dio e Cesare
Il Ritorno di Dio e il ritorno a Dio. Questo il Fondamento della Rinascita italiana.
Questo è il Fondamento storico dell'Iniziativa politica della RINASCITA.
Senza questa RIPRESA e senza questa RESTAURAZIONE, - Cesare - cioè l'Italia e tutti i beni temporali decadono sempre più.
Questo è il tratto specifico della nostra epoca. Senza Dio anche Cesare muore.
Allora, un'Iniziativa politica e morale, deve riprendere il senso storico della nostra civiltà se vuole Rinascere ad una nuova fase storica piena di vita e di speranza.
Questo è il Fondamento storico dell'Iniziativa politica della RINASCITA.
Senza questa RIPRESA e senza questa RESTAURAZIONE, - Cesare - cioè l'Italia e tutti i beni temporali decadono sempre più.
Questo è il tratto specifico della nostra epoca. Senza Dio anche Cesare muore.
Allora, un'Iniziativa politica e morale, deve riprendere il senso storico della nostra civiltà se vuole Rinascere ad una nuova fase storica piena di vita e di speranza.
la Battaglia da fare con urgenza !
Bisogna cominciare a difendere l'ORDINE naturale e morale della società umana come si è fatto nel corso dei secoli con l'ideale della LIBERTA'.
Bisognerebbe fare della battaglia in DIFESA della vita, della famiglia, delle tradizioni nazionali, della patria, del senso religioso comune a tutti gli uomini, delle specifiche identità religiose del popolo, del buon senso, del senso di AUTORITA', di tutti questi FONDAMENTI del vivere civile, bisognerebbe fare una vera battaglia politica, culturale, morale.
Bisognerebbe fare della battaglia in DIFESA della vita, della famiglia, delle tradizioni nazionali, della patria, del senso religioso comune a tutti gli uomini, delle specifiche identità religiose del popolo, del buon senso, del senso di AUTORITA', di tutti questi FONDAMENTI del vivere civile, bisognerebbe fare una vera battaglia politica, culturale, morale.
domenica 5 febbraio 2012
Davide e Golia
Ciò che può abbattere GOLIA , cioè la Ideologia Radicale relativista e nichilista che sta portando l'Europa al suicidio, è qualche migliaio di giovani come te in Italia - che vadano contro-corrente rispetto a questa mentalità e costruiscano la nuova società basata sui Quattro Pilasti dell'Ordine fondamentale della società umana.
ciò che può abbattere GOLIA , cioè la Ideologia Radicale relativista e nichilista che sta portando l'Europa al suicidio, è qualche migliaio di giovani come te in Italia - che vadano contro-corrente rispetto a questa mentalità e costruiscano la nuova società basata sui Quattro Pilasti dell'Ordine fondamentale della società umana.
un pensiero conservatore a cui l'Italia non è abituata.
il Giardiniere coltiva e abbellisce il Giardino,
il Rivoluzionario lo distrugge in nome di una Utopia, il Reazionario lo difende ma non lo cambia, il Moderato lo lascia al più forte , il Riformista lo cambia ma non lo difende, il Conservatore lo difende e lo cambia solo per abbellirlo.
Potenze Anglo-Americane e Italia.
L'Italia dipende dalla politica americana almeno da 50 anni ?
SI. E direi che lo è stata dall'inizio del Risorgimento stesso - a parte la tragica parentesi fascista, in cui agli Anglo-Francesi abbiamo preferito i Tedeschi - quando alla base dell'azione indipendentista il ruolo delle potenze straniere è stato determinante: Usa, GB, Francia, grandi Massonerie internazionali, tutti i Servizi segreti, grandi somme e interi forzieri d'oro. Senza questi interventi miranti ad impossessarsi del Mediterraneo e a ricacciare l'Austria-Ungheria fuori dai mari, mai il Piemonte sarebbe riuscito ad annettersi il resto d'Italia così come ha fatto. Detto questo: l'Italia è l'Italia. Ma almeno cambiamo le cose che non vanno e non prendiamoci in giro: dall'8 settembre del 1943 l'Italia è sottomessa agli Stati Uniti, che ovviamente ci hanno dato "da mangiare focacce e cipolle", come Faraone dava da mangiare ad Israele in Egitto.
SI. E direi che lo è stata dall'inizio del Risorgimento stesso - a parte la tragica parentesi fascista, in cui agli Anglo-Francesi abbiamo preferito i Tedeschi - quando alla base dell'azione indipendentista il ruolo delle potenze straniere è stato determinante: Usa, GB, Francia, grandi Massonerie internazionali, tutti i Servizi segreti, grandi somme e interi forzieri d'oro. Senza questi interventi miranti ad impossessarsi del Mediterraneo e a ricacciare l'Austria-Ungheria fuori dai mari, mai il Piemonte sarebbe riuscito ad annettersi il resto d'Italia così come ha fatto. Detto questo: l'Italia è l'Italia. Ma almeno cambiamo le cose che non vanno e non prendiamoci in giro: dall'8 settembre del 1943 l'Italia è sottomessa agli Stati Uniti, che ovviamente ci hanno dato "da mangiare focacce e cipolle", come Faraone dava da mangiare ad Israele in Egitto.
sabato 4 febbraio 2012
Suicidio dell'Occidente.
ottobre 2010
Roger Scruton contro l'Unione europea
Roger Scruton non ha bisogno di grandi presentazioni. Filosofo inglese, classe 1944, è uno dei più tenaci difensori dell'Occidente e di ciò che questo rappresenta. Ovviamente è un conservatore. Chi vuole saperne di più su di lui, può leggere il recentissimo libro-intervista "Il suicidio dell'Occidente", che Scruton ha fatto con Luigi Iannone e che è stato pubblicato dalle edizioni Le Lettere.
Il motivo per cui se ne parla qui è che ieri, venerdì 15 ottobre, Scruton ha partecipato al convegno "Lo stato della democrazia nel mondo", che si è svolto alla Camera dei deputati. Quella che vedete qui sotto, sino ad ora inedita, è la sua relazione integrale. Un'analisi politicamente scorretta, realistica e - a parere del sottoscritto - in grandissima parte condivisibile su ciò che sta accadendo all'Italia (e non solo) per colpa di come è stata pensata e costruita l'Unione europea.
Buona lettura.
Il motivo per cui se ne parla qui è che ieri, venerdì 15 ottobre, Scruton ha partecipato al convegno "Lo stato della democrazia nel mondo", che si è svolto alla Camera dei deputati. Quella che vedete qui sotto, sino ad ora inedita, è la sua relazione integrale. Un'analisi politicamente scorretta, realistica e - a parere del sottoscritto - in grandissima parte condivisibile su ciò che sta accadendo all'Italia (e non solo) per colpa di come è stata pensata e costruita l'Unione europea.
Buona lettura.
di Roger Scruton
Noi europei apprezziamo la Democrazia perché ci garantisce il controllo sui nostri governi e riteniamo avere un governo che ci controlla, ma che non può essere controllato da noi sia uno dei peggiori mali in politica. Tuttavia, molte leggi imposte agli europei sono redatte da burocrati che non sono mai stati eletti e che non devono rendere conto dei propri errori. Alcune delle più importanti sentenze riguardanti la nostra vita sono emesse dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, composta di giudici non eletti, molti dei quali provenienti da paesi che non hanno una lunga esperienza dello stato di diritto. Voi in Italia avete avuto di recente un’esperienza in tal senso, con una sentenza che intendeva far rimuovere i crocefissi dalle vostre aule scolastiche, in quanto lesivi dei diritti umani.
La maggior parte di noi vede le migliaia di direttive irreversibili emanate dalla Commissione europea, le sentenze a motivazione ideologica della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come una minaccia alla democrazia. Ma sembra non esserci modo di riformare tali istituzioni atto ad evitare il problema.
Senza che nessuno lo volesse, noi europei siamo giunti ad una situazione in cui la maggior parte delle nostre leggi ci vengono imposte da persone che non sono mai state elette e che non si assumono la responsabilità dei propri errori.
Alcuni sono disposti a convivere con il problema, ritenendo che i benefici dell’Unione Europea superino i costi. Altri – in particolar modo gli ‘Euroscettici’ del mio paese- credono che i costi superino i benefici. Per loro, questa confisca del potere decisionale da parte di élite non elette è un difetto esiziale del progetto Europeo. Qualsiasi punto di vista si abbracci, è di certo palese che lo spostamento verso una governance globale è un movimento che ci allontana dalla democrazia.
Si può ritenere che la globalizzazione sia inevitabile. Possiamo altresì credere che essa non debba sconfinare nell’ambito del sistema di governo. Per un vero democratico la globalizzazione è qualcosa che deve essere contrastata dalla politica e non da essa assorbita.
Immaginiamo un villaggio che commercia con i paesi vicini, coi quali vive in rapporti pacifici. Tutte le decisioni che riguardano il villaggio nel suo insieme vengono prese da un Consiglio eletto. A sua volta tale Consiglio invia un suo rappresentante al governo centrale per sostenere gli interessi del villaggio nell’Assemblea nazionale. La storia ci dice che tale processo è il migliore che si possa realizzare democraticamente. Possiamo immaginare più livelli di rappresentanza tra il villaggio ed il governo: la rappresentanza a livello di contea, di regione, di cantone, etc. Il principio è però chiaro: democrazia significa controllo dal basso, ove è il popolo che decide.
Supponiamo, ora, che ci sia un movimento di riforma politica per cui il villaggio è un’entità troppo piccola per prendere le decisioni necessarie al bene comune. Il villaggio deve essere, quindi, considerato, a fini elettorali, come parte di una grande città dalla quale dista dieci chilometri. I motivi sono facili da immaginare: le relazioni commerciali, gli interessi reciproci e le esigenze di buon vicinato sono minacciati dall’autonomia del villaggio. Per esempio, può rendersi necessaria una strada esterna alla città, per risolvere il problema del congestionamento del traffico. L’unica strada possibile, però, passa vicino al villaggio, turbando così la tranquillità di cui gli abitanti del villaggio godevano precedentemente. Il villaggio ovviamente voterà per opporsi alla strada che quindi non sarà costruita. Tuttavia, se il villaggio fosse inglobato nella città, il numero di voti degli abitanti del villaggio verrebbe superato da quello degli abitanti della città, giungendo dunque alla realizzazione della strada. L’ allargamento del livello di governo ha comportato una perdita di democrazia del villaggio.
Quanto detto illustra un principio generale: quanto più ampia la sfera d’azione di un sistema di governo, tanto minore è il controllo che le persone hanno sull’ ambiente circostante. Ciò è illustrato molto chiaramente in materia di infrastrutture e pianificazione. I villaggi svizzeri hanno mantenuto molti dei diritti democratici che altrove sono stati ‘confiscati’ per mano dei governi centrali. Di conseguenza, si constata che è impossibile costruire ampie autostrade in molti passi alpini, poiché le popolazioni locali votano puntualmente contro tali proposte. Il traffico nella Svizzera rurale è marcatamente più lento che non altrove, ed i confini dei villaggi sono notevolmente più chiari e netti.
In Francia le autostrade sono decretate dal governo, i terreni sono acquisiti per decreto e soltanto l’Assemblea Nazionale può avere voce in capitolo.
Di conseguenza il traffico è più snello in Francia, l’economia nazionale ne beneficia e la vita nei pressi delle autostrade è un inferno. La Francia è dunque più democratica rispetto alla Svizzera o lo è meno?
Alcuni potrebbero obiettare che il potere dei villaggi e dei cantoni svizzeri impedisce progetti che potrebbero apportare benefici all’intero paese e perciò va contro la volontà della maggioranza. In Francia, invece, la facoltà del governo centrale di non tenere conto degli interessi locali significa che il bene comune può essere promosso a dispetto degli egoismi locali e la maggioranza ha un ruolo preponderante nelle decisioni che la riguarda.
Altri potrebbero dire che il fatto di privare le collettività locali di poteri decisionali e il loro esercizio da parte del governo centrale, significa una perdita di democrazia, poiché implica che le decisioni non siano più prese da coloro che sono direttamente interessati e che la voce delle collettività umane reali è raramente ascoltata. Quale interpretazione dobbiamo dare a ciò?
Quando un gruppo di stati-nazione si unisce per creare un’Unione che abbia poteri legislativi, ognuno di essi perde il diritto di prendere decisioni inerenti materie a carattere nazionale, in cambio della partecipazione alle decisioni che riguardano il gruppo nel suo insieme.
Quando e in relazione a cosa è giustificato tutto ciò? Un trattato tra stati confinanti per difendere i rispettivi territori da attacchi esterni è un contratto di facile lettura. Nessuna delle due parti perde più di quanto non guadagni e, allo stesso tempo, ciascuno mantiene il controllo sovrano sulle proprie questioni interne. Tale contratto per la difesa reciproca non implica reali cessioni di sovranità ed esso stesso è soggetto ad un controllo democratico. La popolazione di ogni stato può votare per rescindere il contratto in ogni momento. I trattati bilaterali sono stati, quindi, raramente visti come minacce alla democrazia: al contrario, essi sono stati spesso percepiti come il risultato naturale del processo democratico, in base a cui il popolo conferisce ai propri governi la libertà ed il dovere di agire nel loro interesse.
I trattati multilaterali potrebbero non costituire alcuna minaccia alla sovranità degli stati o al processo democratico. Perfino quando tali trattati danno vita a delle istituzioni burocratiche destinate all’agenda condivisa – come nel caso della NATO, ad esempio - non costituiscono una minaccia alla democrazia, nella misura in cui non vanno al di là dello scopo per il quale sono stati firmati. I firmatari conservano la sovranità in ogni ambito, inclusi quelli relativi al trattato. Sebbene essi abbiano degli obblighi nel trattato, questi ultimi sorgono soltanto in determinate circostanze e sono liberamente accettati dal parlamento nazionale come il prezzo da pagare per i benefici.
I trattati multilaterali sono un mezzo per gestire la globalizzazione. Man mano che gli stati diventano sempre più soggetti alle pressioni esterne, essi possono unirsi per stabilire trattati e procedure per resistere a tali pressioni: trattati per proteggere i loro ambienti condivisi, le risorse naturali condivise (come il patrimonio ittico e le risorse idriche), ovvero preoccupazioni condivise nell’ ambito della sicurezza. Il punto più importante è che un trattato, così come ogni contratto, conferisce un potere di veto ai singoli firmatari. Se i termini non sono rispettati da una delle parti, gli altri sono liberi di ritirarsi e così il trattato viene annullato.
In tal senso i trattati possono essere utilizzati per controllare la globalizzazione e per assoggettarla alla disciplina della democrazia, proprio come il processo politico in Svizzera è soggetto alla disciplina della democrazia locale attraverso la richiesta del consenso delle collettività locali per le decisioni che le riguardano.
Non tutti i trattati però hanno caratteristiche contrattuali. Dalla fine della seconda guerra mondiale un nuovo tipo di trattato è divenuto comune, un contratto in cui le parti hanno rinunciato alla loro capacità decisionale nelle aree regolate dal trattato, per trasferirla ad organismi che i loro elettorati nazionali non possono controllare.
L’Unione Europea ne è un caso paradigmatico. Così come il Tribunale Penale Internazionale, l’Organizzazione Mondiale per il Commercio e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’Unione Europea è una forma di globalizzazione e non un tentativo di resistervi. Nonostante siano stabilite da un trattato, queste istituzioni confiscano i poteri legislativi dei loro membri ed impongono agli stati-nazioni leggi e normative per le quali le loro popolazioni non voterebbero mai, ma che non possono respingere.
Si considerino le disposizioni relative alla libertà di circolazione sancite dal Trattato di Roma. Esse garantiscono ai cittadini europei il diritto alla libera circolazione su tutto il territorio dell’Unione per cercare lavoro. Al momento della firma del Trattato di Roma sussisteva in certa misura una parità dei tassi di reddito e di occupazione delle nazioni interessate, e nessuno prevedeva il verificarsi di migrazioni di massa da un capo all’altro del continente. Se i cittadini italiani fossero stati consultati sulla questione, avrebbero certamente votato per un emendamento al Trattato volto a non includere la clausola della libertà di circolazione, ovvero si sarebbero opposti all’adesione della Romania all’Unione europea. Ma i cittadini non sono stati consultati e pertanto gli italiani sono costretti ad accettare l’immigrazione di cittadini rumeni, sebbene molti siano fortemente contrari a tale fenomeno. Non dico che gli italiani abbiano ragione, ma questo è ciò che provano. Inoltre, ritengono che sia un loro diritto democratico, attraverso i loro rappresentanti politici, imporre controlli all’immigrazione: dopo tutto è pur sempre il loro paese. Questo diritto gli è stato vietato. Qualsiasi preferenza esprimano alle elezioni, i cittadini italiani non possono fare niente per reclamare che il loro paese sia loro restituito.
Questo è un esempio di una critica che viene mossa in tutti i paesi del Nord e dell’Ovest dell’Unione. Abbiamo perso il controllo delle nostre frontiere e non esiste alcun modo per riconquistarlo che sia compatibile con lo status di Stati membri dell’Ue. Inoltre, non esiste alcun modo per modificare le istituzioni europee al fine di affrontare tale fenomeno. Le disposizioni sancite dal Trattato non sono come le leggi ordinarie: non possono essere corrette dai Parlamenti e, una volta entrate in vigore, sono effettivamente irreversibili, o reversibili solo se si rifiutasse il Trattato e l’intera sovrastruttura istituzionale e procedurale costruita su di esso. Nessun partito politico ha il coraggio di farlo, dal momento che le conseguenze sono incalcolabili.
Coloro che hanno concepito i Trattati di Maastricht e di Lisbona erano consapevoli della perdita di credibilità dell’Ue di fronte ai cittadini dell’Europa. Tuttavia, erano membri di una nuova classe politica, convintamente transnazionale, ben retribuita nella vita professionale e dipendente dagli apparati europei per i propri privilegi. Tale classe politica forma parte dell’economia globale. Si relaziona con maggiore facilità con il settore delle aziende multinazionali che con le collettività locali, intrattiene rapporti con le élites di altri luoghi e ricopre senza attriti gli incarichi artificiali creati all’interno dell’Ue.
Un tipico esempio di tale classe è il nostro nuovo ministro degli Esteri, la baronessa Ashton. Nessuno in Gran Bretagna sapeva chi fosse quando fu annunciata la sua nomina. Non è mai stata eletta a nessuna delle cariche che ha occupato, è arrivata alla Camera dei Lord tramite il partito laburista e la relativa rete di ONG senza attirare l’attenzione su di sé, ed è stata nominata come nostra rappresentante per gli affari esteri senza che nessuno nel mio paese, eccetto i suoi amici membri della nuova classe politica, abbia potuto esprimere la propria opinione in merito. Tale classe politica è molto più interessante per le aziende multinazionali della gente comune, dato che controlla una macchina legislativa che passa sopra le teste dei cittadini. Attraverso l’attività di lobby a Bruxelles, le grandi industrie del mondo possono modificare le leggi di ogni nazione in loro favore.
In qualità di membri di tale classe politica, coloro che redigono i trattati UE sono ovviamente attenti a salvaguardare la loro posizione. Sono stati compiuti molti sforzi per creare una sorta di ‘simil-democrazia’ in cui un Parlamento Potemkin simula di prendere in esame la legislazione e simula di esercitare il proprio diritto di veto sulla stessa, ma nella quale, in realtà, nessuna nazione all’interno dell’Unione può far valere il proprio potere di veto. I Trattati ci rassicurano che è in vigore il principio della ‘sussidiarietà’, secondo il quale le decisioni devono sempre essere prese al più basso livello possibile, ma allo stesso tempo implicano che sono l’UE e la Commissione a decidere quale sia tale livello. Pertanto, la sussidiarietà è semplicemente un altro termine per indicare quel controllo esercitato dall’alto verso il basso che ha confiscato i nostri poteri legislativi nazionali, garantendocene l’esercizio solo nei casi in cui ce li concedono dei funzionari non eletti.
Ciò a cui stiamo assistendo nell’UE, e anche all’interno delle nuove forme di Tribunali internazionali e di agenzie di regolazione come l’OMC e le agenzie delle Nazioni Unite, è la globalizzazione della politica. Piuttosto che difendere la sovranità nazionale dall’invasione globale, il processo politico sostiene l’invasione globale a scapito dello stato-nazione.
Ci si potrebbe chiedere: perché no? Cosa c’è di sbagliato in questo? Dal momento che viviamo in una società globale, non abbiamo forse bisogno di un governo globale per risolvere i nostri problemi comuni? Il problema di tale approccio è che ignora il principio sul quale ogni democrazia basa la propria legittimità, ovvero l’identità nazionale. In una democrazia i cittadini si identificano come parte di una prima persona plurale, un ‘noi’ che si fonda sull’eredità del passato e sulla storia, si manifesta nella lingua, nella religione e nell’attaccamento al territorio e alla comunità. In Europa tale ‘noi’ è un ‘noi’ nazionale, ed è a tale concetto che i politici fanno ricorso per ottenere il consenso dei cittadini per scelte politiche che possono comportare sacrifici nel breve termine.
Gli italiani vogliono un governo che difenda e promuova l’interesse nazionale italiano. Non vogliono un governo che promuova gli interessi di una classe politica internazionale, ovvero della rete globale delle multinazionali. Tuttavia, un numero sempre maggiore delle loro leggi sono imposte da quella classe politica, sotto la pressione delle aziende che svolgono attività di lobby.
Cosa dovremmo fare, dunque? Il mio parere personale è che, senza dei cambiamenti radicali, l’UE entrerà in un periodo di crisi. Un numero crescente delle sue decisioni saranno eluse o respinte, e i cittadini cercheranno in ogni modo di riconquistare quei poteri dei quali sono stati erroneamente privati a favore dell’UE. In un modo o in nell’altro l’UE deve cessare di fungere da agente della globalizzazione e diventare un centro di resistenza ad essa, uno strumento per imporre l’ordine politico sull’entropia economica e sociale. Ritengo che l’unico modo per raggiungere tale obiettivo sia ristabilire la sovranità nazionale in tutte quelle aree in cui è stata persa: definire come raggiungere tale obiettivo spetta, tuttavia, ai politici e non a un semplice filosofo.
Il punto debole del Potere dominante.
Il punto debole del Potere dominante è l'Ideologia Anti-Natalista - che può essere sconfitta con estrema semplicità ma - ovviamente - con estremo coraggio.
Infatti - per sconfiggere l'ideologia antinatalista basta affermare una realtà Natalista, una realtà popolare innamorata della vita e della Terra dei Padri.
Infatti - per sconfiggere l'ideologia antinatalista basta affermare una realtà Natalista, una realtà popolare innamorata della vita e della Terra dei Padri.
Libertà e sovranità d'Italia.
L'Italia è sottoposta - oggi - ad una perdita :
- di sovranità nazionale
- di libertà democratica
- di legame con le proprie tradizioni.
- di sovranità nazionale
- di libertà democratica
- di legame con le proprie tradizioni.
venerdì 3 febbraio 2012
critica radicale
1 Natalità - 2 Indissolubilità - 3 Paternità - 4 Educazione = Fortezza
Sulla base di questa Politica Fondamentale va posta
una critica radicale alla Ideologia Radicale di massa.
giovedì 2 febbraio 2012
La Tragedia della civiltà Occidentale.
L'inizio della Tragedia in atto in Occidente.
Dal 1717 c'è un attacco diretto al Creato e alla Dignità umana in nome di Rivoluzioni utopiche e artificialiste.
Quest'attacco morale e culturale è diventato politico, giuridico e militare nel 1789.
Ma l'inizio vero e proprio della Separazione tra Tradizione religiosa dell'uomo (con tutti i problemi religiosi e storici connessi ) e Volontà Antropocentrica e Artificialista - a mio avviso, pur risultando un elemento costante della decadenza umana post-adamitica - trova il suo momento d'inizio all'epoca di Dante, per esplodere ai tempi della nascita di fideismo e di scientismo, due facce della stessa medaglia.
Ora: dalla Rivoluzione Francese ad oggi - lasciando solo per convenzione retorica la teologia e l'Apocalisse a bagnomaria - c'è stato un crescendo di Antropocentrismo, Utopismo e Totalitarismo, come ombra dell'effettivo progresso emancipativo dell'umanità dovuto all'Avvento del Vangelo sulla terra. Col Sessantotto poi, la Rivoluzione Antropocentrica ha raggiunto i9l suo apice morale e politico. In questi 40 anni, la Radicalità del potere solipsistico è arrivato finalmente dove voleva arrivare dall'inizio dei Tempi: a possedere il potere totale sulla vita umana, fin nel profondo del cervello, se possibile manipolando il cuore e l'anima.
Siamo entrati oramai in Tempi speciali e unici nella storia.
In Italia la morte di Moro rappresenta la fine del vecchio ideale democratico e l'affermarsi del Totalitarismo mentale che dura tuttora, anche se la violenza esteriore è stata momentaneamente tamponata, per riversarsi in altri aspetti della realtà umana e della geopolitica mondiale.
Aldo Moro: gli uomini e le idee.
Il significato morale della morte di Aldo Moro. l
La morte di Moro mi ha fatto capire cosa è la Pietà, cosa è la democrazia, cosa è "la Religione idolatra della Politica", cosa sono i Giuda pseudo amici e cosa è la Superbia dei Rivoluzionari... fu l'inizio di un lungo cammino che mi portò - sei anni dopo - nelle braccia di Gesù di Nazareth. Dio si servì della Storia politico-ideologica per portarmi a Lui e per farmi capire l'essenza della politica e del male nella storia, sembra paradossale ma questa è la pura e semplice verità...
La morte di Moro mi ha fatto capire cosa è la Pietà, cosa è la democrazia, cosa è "la Religione idolatra della Politica", cosa sono i Giuda pseudo amici e cosa è la Superbia dei Rivoluzionari... fu l'inizio di un lungo cammino che mi portò - sei anni dopo - nelle braccia di Gesù di Nazareth. Dio si servì della Storia politico-ideologica per portarmi a Lui e per farmi capire l'essenza della politica e del male nella storia, sembra paradossale ma questa è la pura e semplice verità...
Agire e Parlare, mai l'uno senza l'altro.
Bisogna sia Agire che Parlare.
L'Azione è la misura della verità e il luogo in cui la verità si compie.
La Parola è la realtà dell'agire nella sua forma intelligibile ed estetica.
Nulla si pone in essere che non sia detto e pensato.
Nulla si può dire che non sia realtà e quindi azione.
Parola e Azione sono la stessa realtà.
Chi agisce senza pensare, sapere, riflettere, comunicare, sbaglia inevitabilmente e neppure comprende i suoi errori.
Chi parla senza agire è un ipocrita superbo, o un debole supponente, o semplicemente un confuso sognatore, forse - alla meno peggio - un ignorante.
L'Azione è la misura della verità e il luogo in cui la verità si compie.
La Parola è la realtà dell'agire nella sua forma intelligibile ed estetica.
Nulla si pone in essere che non sia detto e pensato.
Nulla si può dire che non sia realtà e quindi azione.
Parola e Azione sono la stessa realtà.
Chi agisce senza pensare, sapere, riflettere, comunicare, sbaglia inevitabilmente e neppure comprende i suoi errori.
Chi parla senza agire è un ipocrita superbo, o un debole supponente, o semplicemente un confuso sognatore, forse - alla meno peggio - un ignorante.
La Crisi dell'Occidente
Fermare il declino dell'Occidente di Riccardo Cascioli 21-01-2012
“Il mondo di ieri è finito, c’è un grande cambiamento epocale in corso, con un trasferimento di potere e di ricchezza fuori dall’Occidente che per decenni ha governato il mondo. L’Occidente rischia di scomparire, deve reagire formando una grande area economica comune tra Europa e Stati Uniti. Ma concentrarsi sul debito è un grave errore”. Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior (Istituto di opere religiose, la Banca vaticana) e studioso di economia ha le idee chiare su quanto sta avvenendo, sulla crisi economica in corso e su come uscirne. Nella sua casa, nel centro di Piacenza, contornati da quadri antichi (“Il più recente è del ‘600”, dice scherzando sulla sua passione per la cultura classica) e da un arredamento semplice ma che sa di storia, ben si comprende che i giudizi sull’attualità vengono da una sapienza che affonda le radici nei secoli.
Cerchiamo allora di capire perché questa crisi economica è il sintomo di un mondo che sta finendo, e come uscirne.
Per uscire da una crisi bisogna fare una diagnosi corretta, perché è come una malattia che corrompe un fisico sano, con un suo equilibrio. Purtroppo però di questa crisi continuiamo a guardare gli effetti anziché le cause. Continuiamo a dire che è dovuta all’eccesso di debito creato dalle banche negli ultimi 20 anni.
E invece?
L’eccesso di credito fatto dal sistema bancario non è l’origine, ma la conseguenza della crisi, perché la vera crisi è il crollo delle nascite e di conseguenza il crollo dello sviluppo sostenibile nel mondo occidentale, Europa e Stati Uniti. Del solo mondo occidentale, che però è quello che ha guidato, ispirato e gestito l’economia mondiale negli ultimi 30 anni. Il debito allora è il modo in cui il mondo occidentale mantiene la crescita dell’economia compensando il crollo delle nascite.
Il Papa parla di crisi morale alla radice della crisi economica.
Infatti. L’aspetto morale che il Papa evidenzia è proprio qui, nel tentativo di far crescere il Pil senza fare figli. Nell’enciclica Caritas in Veritate, nel primo capitolo il Papa cita le due encicliche sociali di Paolo VI, la Humanae Vitae e la Populorum Progressio. La prima dice che senza la centralità della vita non si può fare niente, se l’uomo non è al centro, se la vita non è considerata il principio di ogni cosa, nulla funziona. Nella seconda, che l’uomo non può pensare allo sviluppo solo in termini materialistici. Invece si è voluto mantenere la crescita del Pil facendo indebitare i sistemi economici del mondo occidentale. Ma ripeto: questa è la conseguenza, l’origine è molto più profonda e più importante.
Quindi, come se ne esce?
Se io fossi un governante la mia prima domanda sarebbe: ma se questo è vero che cosa vuol dire per me riportare in sesto i conti e fare ripartire l’economia? Vuol dire ridurre il debito oppure creare le premesse per la crescita?
Sono due cose completamente differenti. Tutti noi continuiamo a guardare il debito e nessuno dice che per far crescere il mondo occidentale bisogna tornare a fare figli e quindi bisogna sviluppare la famiglia, l’amore per la famiglia, l’amore per i figli, non solo spegnere il debito. Puoi spegnere il debito, ma il giorno dopo sei daccapo. E comunque non puoi spegnere il debito se non riattivi la crescita.
Il crollo delle nascite è un processo che va avanti da molto tempo in Occidente. Perché una crisi di questo genere scoppia ora?
Per un motivo molto semplice. Negli ultimi 20 anni ogni paese ha adottato una crescita a debito differente. In Europa – dove ci sono nazioni con forte vocazione al welfare sociale – con il debito di Stato, che è intervenuto direttamente nell’economia. Negli Stati Uniti, di tradizione liberista e perciò ostile al debito di Stato, si è fatta crescere l’economia per 15-20 anni con il debito privato delle famiglie. Ma tutti i debiti – che siano privati: delle famiglie, delle imprese, delle banche; oppure dello Stato – tutti alla fine diventano debito di Stato. Perché se le famiglie non pagano il mutuo e riportano la carta di credito in banca, salta la banca; se salta la banca deve intervenire lo Stato come ha fatto negli Usa nazionalizzando di fatto le banche. Se io faccio crescere il sistema a debito attraverso le imprese o le banche e queste saltano, deve intervenire lo Stato. Quindi tutto, nel medio termine, diventa debito di Stato.
Fino a ieri sui mercati c’era soltanto il debito con cui l’Europa ha finanziato pensioni, sanità, sostegno sociale, c’era un equilibrio consolidato tra domanda e offerta. Ma oggi, lo vediamo in questi giorni, i paesi europei non riescono a collocare il loro debito sui mercati alla scadenza, e lo spread aumenta. Il motivo è che è successa una cosa nuova: a collocare il debito di stato ora ci sono anche gli Stati Uniti, perché gli Usa hanno sostenuto negli ultimi decenni la crescita del Pil con il debito delle famiglie, ma quando le famiglie non hanno pagato, sono saltate le banche – vedi Lehman Brothers –, lo Stato interviene a salvare le banche e si indebita. Ma il debito dello Stato americano sul Pil significa confrontare un debito sul più grande Pil del mondo, dieci volte quello italiano, poco meno del doppio di quello europeo. Allora se il debito sul Pil passa negli ultimi 4 anni dal 60 al 100% è come se aumentasse di tutto il debito di tutta l’Europa. Questo debito, a parte quello sostenuto dalla Fed emettendo carta moneta, è stato collocato sui mercati. Immaginiamo cosa è dunque successo: una massa di debito americano così forte che va sui mercati che tradizionalmente sottoscrivevano solo quello europeo. Quindi si è squilibrata la domanda e l’offerta del debito sovrano. Ecco allora la crisi dell’Europa, la Grecia in ginocchio, l’Italia in difficoltà. Il debito americano vale più del nostro, perché hanno svalutato il dollaro, danno dei tassi interessanti ma soprattutto hanno accordi con lo Stato più grande del mondo. La Cina preferisce sottoscrivere il debito americano piuttosto che quello europeo perché gli Stati Uniti comprano i prodotti cinesi. E’ come sostenere la vendita dei propri prodotti agli Usa.
Se la causa vera della crisi è il crollo demografico, è evidente quale dovrebbe essere la risposta. Che però, anche se venisse – e non sembra che i governi ne siano coscienti – sarebbe una risposta dai tempi lunghissimi. Ma nel breve termine cosa si dovrebbe fare?
L’Europa anzitutto deve recuperare il gap, il divario che la separa dagli Stati Uniti, e che riguarda soprattutto il lavoro. C’è una differenza di produttività intorno al 25%, che si può recuperare solo attraverso delle riforme radicali per rendere la struttura economica meno costosa e più produttiva. Più elasticità nel mondo del lavoro e meno rigidità conseguente, meno relazioni sindacali che proteggono, meno stato assistenziale. Dobbiamo ridurre i costi di un sistema che per decenni è stato assistenziale, costosissimo. E dobbiamo farlo in brevissimo tempo.
Basterebbe?
Bisogna avere coscienza che ormai l’ordine economico mondiale è cambiato. L’Occidente sta rischiando di concludere la sua guida del mondo. Su 7 miliardi di abitanti nel mondo, Europa e Stati Uniti ne contano meno di un miliardo. Il futuro è nella crescita dell’Asia, persino dell’Africa e dell’America Latina perché sono paesi più disponibili a essere produttivi, più disponibili al sacrificio, al lavoro, alla produttività, Noi siamo paesi costosi. Negli ultimi 20 anni non facendo figli, rifiutandoci egoisticamente di crescere il numero della popolazione in Occidente, abbiamo cambiato drammaticamente la struttura delle nostre economie. Per far crescere il Pil siamo diventati sempre più consumatori e sempre meno produttori, condannando l’altra parte del mondo a produrre a basso costo, e con consumi ridotti. Ma questo è un sistema insostenibile, per farlo abbiamo distrutto il risparmio: in Italia, negli anni ’70 si risparmiava tra il 25 e il 30% del reddito, oggi siamo scesi sotto il 5%. Avendo stabilito una crescita economica falsata a debito, senza crescita reale della popolazione, noi abbiamo fatto lievitare in maniera drammatica i costi fissi, ovvero i costi sociali, i costi dello Stato. Come li abbiamo assorbiti questi costi? Aumentando le tasse. Nel 1975 il peso delle tasse sul Pil era il 25%, oggi il 50.
L’Occidente rischia di scomparire, ma è diviso al suo interno. Stati Uniti ed Europa appaiono in concorrenza fra di loro, come anche emerge dal quadro fatto a proposito del debito.
Ci si deve rendere conto che il problema non riguarda solo una parte, ma tutto il mondo occidentale: Stati Uniti ed Europa devono creare un’area unica con criteri di omogeneità. Insieme hanno un Pil che vale la metà del Pil mondiale, ci si deve sostenere per uscire insieme dalla crisi, formare un’area comune con dei criteri di coordinamento economico. Ripeto: oggi siamo di fronte a un grande cambiamento epocale, il mondo di ieri è finito, assistiamo a un trasferimento di potere e di ricchezza fuori dall’area che per 30-40 anni ha governato il mondo. L’Occidente deve reagire in modo equilibrato tenendo conto che sta rischiando di scomparire di non contare più nulla. L’Occidente è importante perché ha sviluppato un sistema di crescita, di equilibrio, di crescita nel mondo che nasce sulle radici cristiane. Quando finirà questo, quali saranno le altre radici culturali su cui si formerà un modello di controllo e di potere economico?
Lei pone quindi anche un problema culturale. Ma non è culturale anche il problema demografico? In fondo fare famiglia, mettere al mondo dei figli non dipende primariamente da questioni economiche, ci vogliono motivazioni che vengono prima.
Questo è vero, ma cultura ed economia si influenzano a vicenda, è difficile dire cosa viene prima. Prendiamo ad esempio la cultura neo-malthusiana, che continua a essere presente da 200 anni, da quando Malthus scrisse i suoi Princìpi, che hanno poi ispirato anche Darwin e la sua teoria sulla selezione della specie (dedicò il suo libro a Malthus). Quelli malthusiani sono princìpi di carattere economico secondo cui la popolazione mondiale rischia di morire di fame se nascono troppi figli. I neomalthusiani degli anni ‘70-’80 del XX secolo, quelli riuniti attorno al Club di Roma predissero che attorno al 2000 o addirittura prima centinaia di milioni di persone sarebbero morte di fame in Asia se la popolazione avesse continuato a crescere con quei ritmi. Questo è un criterio economico che ha creato immediatamente un effetto “palla di neve”, una serie di reazioni di carattere culturale. Come si fa a limitare le nascite? Sicuramente con i contraccettivi ma anche con la distribuzione di una cultura: prima di tutto con l’ostilità per i nuovi nati, potenziali inquinatori, ed ecco la saldatura con il movimento ecologista: più bambini nascono più si inquina perché aumenta la domanda, aumentano i bisogni, quindi più produzione e di conseguenza più inquinamento. Poi l’infatuazione femministica, il ruolo della donna che deve essere migliore, superiore all’uomo, diritto-dovere di lavorare e quindi se fai una cosa non ne fai un’altra. Quindi è diventata una cultura, ma all’origine c’è la teoria malthusiana che è economica. Che a sua volta però è stata probabilmente ispirata da princìpi contro la vita, da una visione che riduce l’uomo ad animale intelligente fatto di carne ma non di spirito.
Al contrario la Populorum Progressio dice che lo sviluppo economico non può essere solo materialistico, l’uomo non è solo animale intelligente che si soddisfa economicamente. Quindi bisogna equilibrare i suoi bisogni spirituali, e di conseguenza le sue esigenze di affetto, di vocazione verso le cose importanti, come sposarsi e mettere al mondo figli.
Certo che ricominciare oggi un processo che sovverta la mentalità anti-natalista in cui siamo immersi non è semplice…
Eppure, guardi, che ci sono indagini statistiche che evidenziano come la maggior parte delle coppie, anche in Europa, desidererebbe avere più figli di quelli che effettivamente hanno. La verità è che le persone hanno la vocazione verso una forma naturale di sopravvivenza: famiglia e figli, una vocazione che non si realizza per paura o per intrinseci problemi economici o per cultura, per abitudine. In fondo basterebbe che i governi concedessero sgravi e incentivi fiscali per la formazione delle famiglie e l’educazione dei figli, per avviare un circolo virtuoso. Dal momento in cui una persona si sposa pensa in termini di crescita della sua famiglia e dei suoi figli, quindi si impegna di più. Se si avvia il ciclo di formazione di una famiglia con la previsione di fare figli, le persone si impegnano di più producono di più, risparmiano di più, creano una base monetaria forte per il sistema bancario. Questo genera una crescita dell’economia, non il consumismo fine a se stesso, che tra l’altro non serve a molto anche perché il 60% dei beni che consumiamo li importiamo.
Primo e più Grave problema italiano ed europeo.
L'inverno demografico non finisce più
Inverno demografico. Così il demografo francese Gerard François Dumont definisce la situazione di un Paese che non permette la sostituzione delle generazioni. La rilevazione Istat degli indicatori demografici 2010, diffusa nei giorni scorsi, indica proprio questo. Le donne italiane fanno 1,4 figli a testa (nel 2009, la media era 1,41; nel 2008, 1,42), mentre il livello di rimpiazzo generazionale è fissato ad una percentuale del 2,1 figli per donna. La media di procreazione delle donne italiane fa riflettere rispetto a quella che si registra per le donne immigrate nel nostro Paese, le quali fanno 2,3 figli a testa. Ed è proprio la popolazione immigrata (quella regolare è pari a 4 milioni e mezzo) che determina l’aumento della popolazione complessiva: siamo 60 milioni e 600 mila.
Il 55,4% delle famiglie italiane è costituito al massimo da due componenti: sono costituite da coniugi senza figli e famiglie monogenitoriali. Il 28% di famiglie ha un solo componente: per la metà – dice l’Istat – si può pensare si tratti di persone vedove, perché hanno più di 65 anni; nell’altra metà, ci sono i single, i separati, gli omosessuali, le nubili e i celibi. Gli ultra 65enni sono già un quinto della popolazione e si stima che nel giro di pochi anni ne costituiranno un terzo. L’aspettativa di vita per un uomo è di oltre 79 anni. Per una donna di oltre 84. Il numero degli ultracentenari è di oltre 16mila ed è più che triplicato negli ultimi 10 anni.
La situazione italiana non è sostanzialmente diversa da quella degli altri Paesi europei. L’ultimo rapporto della Rete Europea dell’Istituto di Politica Familiare (IPF), rileva che in 25 anni in Europa si è assistito ad una perdita di giovani di meno di 14 anni pari a 23 milioni, che rappresenta una riduzione del 21% - il 10% negli ultimi dieci anni – mentre le persone con più di 80 anni sono aumentate dell’84%. In due case europee su tre, non c’è un bambino, mentre negli Stati Uniti la crescita della popolazione è di dodici volte superiore a quella europea. In base alle statistiche, viviamo in un continente dove si consuma ogni 25 secondi un aborto, prima causa di mortalità, perché fa più vittime delle malattie di cuore, di quelle cardiovascolari, degli incidenti stradali, della droga, dell’alcool, dei suicidi; dove crolla il numero dei matrimoni; dove sono un milione all’anno i divorzi, dove ogni giorno vengono chiuse tre scuole per mancanza di bambini.
Gli andamenti della natalità, il mutare della aspettativa di vita e i flussi migratori, incidono fortemente sul modo di concepire e governare la società. L’invecchiamento della popolazione e la conseguente rivoluzione epidemiologica in ambito sanitario – ad esempio – dovrebbero obbligare a ripensare l’intero sistema del Welfare, compreso il comparto relativo alla salute. Diventeranno prioritarie le malattie cardiovascolari (prima causa di morte), i tumori (prima causa di anni di vita attiva persi), le patologie dell’invecchiamento e della infanzia, il diabete e le malattie metaboliche. Il peso delle malattie croniche, che già oggi colpiscono il 25 per cento della popolazione e rappresentano il 70 per cento della spesa, inciderà sempre di più sul bilancio del sistema sanitario.
Ad un allungamento della aspettativa di vita non corrisponde la garanzia di una proporzionale vita attiva. Per gli ultrasettantacinquenni è di quasi dieci anni la prospettiva di vita in condizioni di disabilità.
I responsabili dell’Istat, nel presentare i dati della ricerca, hanno sottolineato – tra l’altro - l’aumento del numero degli stranieri e la loro maggiore fecondità; il moltiplicarsi delle famiglie di fatto; l’attenzione da dare alle persone anziane e non autosufficienti; il fatto che le percentuali di natalità sono più alte laddove i servizi sociali sono efficienti e dove ci sono maggiori possibilità di lavoro; il dato della migrazione interna verso il centro e il nord – siamo al 2 per mille della popolazione; il disagio, sul piano dell’autonomia economica, dei giovani adulti: il 30,1% dei 35enni vive in casa con i genitori.
L’insieme di questi elementi fornisce il quadro di una società che è mutata profondamente, con grande rapidità ed accelerazioni. Ci sono tante priorità da affrontare, ma ve n’è una essenziale, quella che ha espresso Benedetto XVI lo scorso 14 gennaio, ricevendo gli amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma: “La famiglia deve essere sostenuta da politiche organiche che non si limitino a proporre soluzioni ai problemi contingenti, ma abbiano come scopo il suo consolidamento e sviluppo e siano accompagnate da un’adeguata opera educativa”.
di Danilo Quinto
28-01-2011
Inverno demografico. Così il demografo francese Gerard François Dumont definisce la situazione di un Paese che non permette la sostituzione delle generazioni. La rilevazione Istat degli indicatori demografici 2010, diffusa nei giorni scorsi, indica proprio questo. Le donne italiane fanno 1,4 figli a testa (nel 2009, la media era 1,41; nel 2008, 1,42), mentre il livello di rimpiazzo generazionale è fissato ad una percentuale del 2,1 figli per donna. La media di procreazione delle donne italiane fa riflettere rispetto a quella che si registra per le donne immigrate nel nostro Paese, le quali fanno 2,3 figli a testa. Ed è proprio la popolazione immigrata (quella regolare è pari a 4 milioni e mezzo) che determina l’aumento della popolazione complessiva: siamo 60 milioni e 600 mila.
Il 55,4% delle famiglie italiane è costituito al massimo da due componenti: sono costituite da coniugi senza figli e famiglie monogenitoriali. Il 28% di famiglie ha un solo componente: per la metà – dice l’Istat – si può pensare si tratti di persone vedove, perché hanno più di 65 anni; nell’altra metà, ci sono i single, i separati, gli omosessuali, le nubili e i celibi. Gli ultra 65enni sono già un quinto della popolazione e si stima che nel giro di pochi anni ne costituiranno un terzo. L’aspettativa di vita per un uomo è di oltre 79 anni. Per una donna di oltre 84. Il numero degli ultracentenari è di oltre 16mila ed è più che triplicato negli ultimi 10 anni.
La situazione italiana non è sostanzialmente diversa da quella degli altri Paesi europei. L’ultimo rapporto della Rete Europea dell’Istituto di Politica Familiare (IPF), rileva che in 25 anni in Europa si è assistito ad una perdita di giovani di meno di 14 anni pari a 23 milioni, che rappresenta una riduzione del 21% - il 10% negli ultimi dieci anni – mentre le persone con più di 80 anni sono aumentate dell’84%. In due case europee su tre, non c’è un bambino, mentre negli Stati Uniti la crescita della popolazione è di dodici volte superiore a quella europea. In base alle statistiche, viviamo in un continente dove si consuma ogni 25 secondi un aborto, prima causa di mortalità, perché fa più vittime delle malattie di cuore, di quelle cardiovascolari, degli incidenti stradali, della droga, dell’alcool, dei suicidi; dove crolla il numero dei matrimoni; dove sono un milione all’anno i divorzi, dove ogni giorno vengono chiuse tre scuole per mancanza di bambini.
Gli andamenti della natalità, il mutare della aspettativa di vita e i flussi migratori, incidono fortemente sul modo di concepire e governare la società. L’invecchiamento della popolazione e la conseguente rivoluzione epidemiologica in ambito sanitario – ad esempio – dovrebbero obbligare a ripensare l’intero sistema del Welfare, compreso il comparto relativo alla salute. Diventeranno prioritarie le malattie cardiovascolari (prima causa di morte), i tumori (prima causa di anni di vita attiva persi), le patologie dell’invecchiamento e della infanzia, il diabete e le malattie metaboliche. Il peso delle malattie croniche, che già oggi colpiscono il 25 per cento della popolazione e rappresentano il 70 per cento della spesa, inciderà sempre di più sul bilancio del sistema sanitario.
Ad un allungamento della aspettativa di vita non corrisponde la garanzia di una proporzionale vita attiva. Per gli ultrasettantacinquenni è di quasi dieci anni la prospettiva di vita in condizioni di disabilità.
I responsabili dell’Istat, nel presentare i dati della ricerca, hanno sottolineato – tra l’altro - l’aumento del numero degli stranieri e la loro maggiore fecondità; il moltiplicarsi delle famiglie di fatto; l’attenzione da dare alle persone anziane e non autosufficienti; il fatto che le percentuali di natalità sono più alte laddove i servizi sociali sono efficienti e dove ci sono maggiori possibilità di lavoro; il dato della migrazione interna verso il centro e il nord – siamo al 2 per mille della popolazione; il disagio, sul piano dell’autonomia economica, dei giovani adulti: il 30,1% dei 35enni vive in casa con i genitori.
L’insieme di questi elementi fornisce il quadro di una società che è mutata profondamente, con grande rapidità ed accelerazioni. Ci sono tante priorità da affrontare, ma ve n’è una essenziale, quella che ha espresso Benedetto XVI lo scorso 14 gennaio, ricevendo gli amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma: “La famiglia deve essere sostenuta da politiche organiche che non si limitino a proporre soluzioni ai problemi contingenti, ma abbiano come scopo il suo consolidamento e sviluppo e siano accompagnate da un’adeguata opera educativa”.
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